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Giovedì, 11 Febbraio 2021

Pazienti oncologici ed esito di infezione da COVID-19: i dati di un registro Italiano

A cura di Giuseppe Aprile

Pubblicata online l'esperienza clinica della Regione Veneto, un registro che descrive epidemiologia e decorso clinico dell'infezione SARS-CoV-2 in pazienti oncologici. La forza di una rete oncologica sta anche nelle idee originali di ricerca non profit, con favorevoli risvolti organizzativi a tutto vantaggio dei pazienti. 

Guarneri V, et al. on behalf of the Veneto Oncology Network. Epidemiology and clinical course of SARS-CoV-2 infection in cancer patients in the Veneto Oncology Network: The ROVID Study. Eur J Cancer 2021, epub ahead of print.

Esistono varie casistiche in letteratura - raccolte in differenti aree mondiali - che definiscono come vi sia un rischio aumentato di infezione e di morbilità/mortalità per infezione da Covid nei pazienti oncologici. Ma quali sono i dati in Italia?
 
I dati dell'Istituto Superiore di Sanità riportano un aumento del tasso di mortalità in pazienti anziani e nei pazienti oncologici e, nei dati disponibili al momento della pianificazione dello studio, aprile, circa il 16% dei pazienti deceduti affetti da infezione SARS-Cov-2 presentava una diagnosi di cancro attivo negli ultimi 5 anni. Inoltre, l’aver ricevuto un trattamento antineoplastico nei 14 giorni precedenti e la presenza di aree di consolidamento a chiazze (patchy) alla TC del torace si sono rivelati fattori associati ad un rischio aumentato di sviluppare un quadro clinico grave.
Vi sono inoltre alcuni aspetti che meritano un'attenzione specifica nei pazienti oncologici. Un primo aspetto riguarda la difficoltà posta dalla diagnosi differenziale tra polmonite virale, polmonite non infettiva da farmaci e linfangite carcinomatosa, nonché la possibile sinergia tra quadri clinici concomitanti. In secondo luogo vi è l'ipotesi di una potenziale interferenza negativa dell’immunoterapia con la patogenesi di COVID-19, con una possibile genesi citochino-mediata.
 
Nel contesto del dover garantire la continuità delle cure e della presa in carico dei pazienti oncologici e al tempo stesso limitare i rischi di un possibile contagio da SARS-Cov-2 con una minore frequenza di accessi all'ospedale, è stato stilato il documento intersocietario AIOM-CIPOMO.
 
Chiarito il razionale, obiettivo del progetto è stato quello di condurre una raccolta prospettica e strutturata dei dati epidemiologici e clinici di pazienti affetti da tumori solidi e con infezione da SARS-Cov-2 nei centri oncologici afferenti alla Rete Oncologica Veneta - una organizzazione di governance clinica strutturata in un coordinamento centrale e 5 Poli Oncologici Provinciali (24 centri oncologici in totale) -, dove sono presi in carico ogni anno oltre 30.000 nuovi pazienti oncologici. 
 
Gli investigatori hanno registrato i dati di tutti i pazienti oncologici consecutivi che hanno sviluppato un'infezione da SARS-Cov-2 nell'arco del periodo previsto dal progetto; i dati sono stati raccolti attraverso piattaforma REDcap in via elettronica e includono dati anagrafici, la patologia oncologica di base e le sue caratteristiche cliniche e patologiche e i trattamenti in corso, la presenza di comorbidità e l'esposizione al fumo di sigaretta, l'eventuale vaccinazione anti influenzale, oltre naturalmente alle caratteristiche cliniche, epidemiologiche e al decorso dell'infezione.
Al momento della prima analisi - oggetto della pubblicazione - sono stati arruolati 170 pazienti con età mediana 70 anni (25-92) e una maggioranza di casi in stadio IV, con patologia mammaria (24% o gastrointestinale 22.5%). La metà dei pazienti aveva almeno due comorbidità (ipertensione nel 42% dei casi) e circa il 55% dei pazienti era in trattamento attivo.
 
La presentazione sintomatica è stata registrata nell'80% dei casi, tre pazienti su quattro sono stati ospedalizzati e il 6% trasferiti in una terapia intensiva. Il tasso di mortalità è stato elevato, pari al 33% (57 pazienti, nella maggior parte dei quali il decesso è stato attribuito all'infezione virale).
 
I fattori di rischio che in analisi univariata correlavano con il rischio di morte erano l'ECOG PS 2 (OR 4.3 vs PS 0-1), l'età, la presenza di almeno due comorbidità (OR 2 vs 0-1 comorbidità), la dispnea (OR 6 vs non dispnea), l'ospedalizzazione (OR 4.3 vs non ospedalizzazione), il rapporto neutrofili/linfociti superiore a 7 (OR 7.7 vs inferiore a 7) e la trombocitopenia (OR 2.7).
 
IL tempo mediano alla guarigione, intesa come negativizzzione al tampone molecolare, è stato di 23 giorni.

Lo studio indipendente ROVID - frutto di una ampia collaborazione di rete - ha descritto l'evoluzione dell'infezione da COVID-19 in pazienti oncologici, arruolati durante la prima fase della pandemia, offrendo un'istantanea di grande efficacia. Gli autori confermano che pazienti oncologici sono soggetti a una maggior emorbilità e mortalità rispetto ala popolazione generale e identifica alcuni fattori di rischio per esito sfavorevole, confermando tra questi la dispnea, già individuata nello studio internazionale TERAVOLT.

Lo studio ora continua, arruolando altri pazienti oncologici, per implementare le notizie disponibili, capire cosa sia cambiato durante la seconda ondata virale e permettere lo studio dei fattori di rischio per outcome infausto con una analisi multivariata, adatta a un campione maggiormente ampio.

Rimane in ogni caso incerto se l'avere recentemente ricevuto un trattamento antiblastico possa aumentare il rischio di morte in caso di infezione, anche se pare il maggiore rischio sia dato dalla linfocitopenia e non dalla neutropenia.

Da qui si parte per la successiva programmazione e per organizzare la logistica di protezione dei pazienti con neoplasia solida o ematologica - più fragili rispetto ad altre categorie - all'interno di una saggia governance clinica.

Una tematica di particolare rilevanza in questo contesto è quella della strategia vaccinale anti COVID-19 nei pazienti oncologici. Il recente documento ministeriale intitolato "Raccomandazioni ad interim sui gruppi target della vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19" pubblicato il 9 febbraio 2021 definisce come estremamente vulnerabili i pazienti oncologici se in trattamento con farmac iimmunosoppressivi, mielosoppressivi o a meno di 6 mesi dalla sospensione delle cure e conviventi e meritevoli di priorità nella vaccinazione. Da questo documento discende immediatamente anche in Italia la priorità di vaccinare i pazienti oncologici.

Una ulteriore interessante notizia dello studio ROVID è che il rischio di morte non dipende dal setting di trattamento - curativo vs palliativo - rimarcando che tutti i pazienti oncologici devono essere parimenti protetti.