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Sabato, 09 Luglio 2022

Scusate il ritardo: l’impatto del COVID sugli screening oncologici

A cura di Massimo Di Maio

Una revisione sistematica della letteratura sintetizza i dati relativi all’impatto negativo della pandemia sui programmi di screening oncologico, a livello mondiale. Come già emerso, all’inizio si sono accumulati ritardi importanti, con ripercussioni sulla tempestività delle diagnosi e potenzialmente sulle chances di cura.

Teglia F, Angelini M, Astolfi L, Casolari G, Boffetta P. Global Association of COVID-19 Pandemic Measures With Cancer Screening: A Systematic Review and Meta-analysis. JAMA Oncol. Published online July 07, 2022. doi:10.1001/jamaoncol.2022.2617

Quando la pandemia è iniziata, nel 2020, le ripercussioni sui sistemi sanitari sono state enormi, e anche l’oncologia, come ampiamente discusso in questi 2 anni, ha subito importanti conseguenze. Specialmente nel periodo iniziale, nel quale la priorità assoluta è stata rappresentata dall’esigenza di ridurre i rischi di contagio, e le risorse sanitarie sono state assorbite dalla necessità di trattare i pazienti con COVID, molti percorsi oncologici sono stati modificati. Gli screening hanno subito in tutto il mondo una battuta d’arresto, e solo dopo qualche mese si è cercato di ripristinare il percorso e recuperare il ritardo accumulato.

Una revisione sistematica, con relativa metanalisi, pubblicata ad inizio luglio 2022 da JAMA Oncology, si è posta l’obiettivo di descrivere l’impatto della pandemia sui programmi di screening oncologico, in tutto il mondo. A tale scopo, gli autori hanno eseguito una ricerca su PubMed, ProQuest, e Scopus, prendendo in considerazione gli articoli pubblicati tra inizio 2020 e fine 2021.

Sono stati inclusi nell’analisi gli studi che consentissero il confronto, nella medesima realtà, tra il numero di test di screening realizzati prima e durante la pandemia. In particolare, sono stati considerati i programmi di screening per il tumore della mammella, per il tumore della cervice uterina, per il tumore del colon-retto.

L’analisi di ciascun lavoro eleggibile ha consentito di calcolare la variazione percentuale tra i 2 periodi, per poi calcolarne la media ponderata. Misura principale dell’analisi è stata la media ponderata della variazione percentuale nel numero di screening realizzati nel periodo compreso tra gennaio e ottobre 2020 rispetto al periodo precedente.

I dati disponibili sono stati stratificati per area geografica, per periodo (periodo 1 gennaio – febbraio 2020; periodo 2 marzo 2020; periodo 3 aprile 2020; periodo 4 maggio 2020; periodo 5 giugno – ottobre 2020) e per tipo di setting.

L’analisi ha preso in considerazione 39 pubblicazioni.

Nel complesso, la riduzione del numero di esami di screening rispetto al periodo precedente è stata pari a:

  • Meno 46.7% (intervallo di confidenza al 95% da −55.5% a −37.8%) per lo screening del carcinoma della mammella
  • Meno 44.9% (intervallo di confidenza al 95% da −53.8% a −36.1%) per lo screening colorettale
  • Meno 51.8% (intervallo di confidenza al 95% da -64.7% a −38.9%) per lo screening del tumore della cervice uterina.

Per tutti i 3 tipi di tumore considerati, l’analisi dei dati disponibili ha evidenziato un andameno a U nel tempo, con un picco di riduzione in alcuni mesi del 2020 e poi una ripresa.

Peraltro, per il tumore del colon-retto, anche dopo maggio 2020, nel periodo compreso tra giugno e ottobre 2020, è stata osservata una riduzione significativa degli screening rispetto al periodo precedente (−23.4%, intervallo di confidenza al 95% da −44.4% a −2.4%).

Il dato presentato nella revisione sistematica pubblicata da JAMA Oncology non sorprende, in quanto l’argomento è stato ampiamente discusso in questi 2 anni. Su Oncotwitting, il tema era stato già commentato a proposito della pubblicazione di uno studio americano (https://www.oncotwitting.it/miscellanea/quanto-pesa-l-effetto-distrazione-da-covid-19-sulle-diagnosi-oncologiche-precoci). Quella analisi era limitata a una particolare realtà geografica degli Stati Uniti, mentre il lavoro attuale fotografa il problema in tutto il mondo.

Il tema dell’impatto della pandemia sugli screening oncologici in Italia è stato trattato anche in un capitolo dedicato dei Numeri del cancro 2021 (https://www.aiom.it/i-numeri-del-cancro-in-italia/)

In quel capitolo si sottolineava come, nei mesi di marzo e aprile 2020, a causa dell’esplosione dell’emergenza COVID, si fosse verificata la sospensione delle prestazioni di screening, ancorché in modo non omogeneo su tutto il territorio nazionale. A partire da maggio i programmi di screening sul territorio italiano sono stati riattivati, ma con tempistiche, intensità e modalità diverse fra le varie Regioni e all’interno della stessa Regione.

Nel capitolo de I numeri del cancro è possibile trovare i risultati di una indagine di confronto tra il 2020 e il 2019, a cui hanno contribuito tutte le 21 Regioni e Province Autonome, anche se in alcune specifiche situazioni i dati fanno riferimento solo ad una parte delle Aziende USL coinvolte. Per quanto riguarda lo screening mammografico, a fine 2020 erano stati effettuati oltre 980.000 inviti e 669.000 esami in meno rispetto al 2019 corrispondenti al 26,6% e 37,6% rispettivamente. Relativamente ai valori percentuali dello screening del tumore del collo dell’utero si era osservata una riduzione degli inviti del 33% ed una del 43,4% per quanto attiene ai Pap test e HPV test erogati. Infine, lo screening colorettale si posizionava al 32% in meno come inviti e al 45,5% come esecuzione degli esami, corrispondente a 5,5 mesi standard di ritardo.

Anche in quella fotografia della realtà italiana, come nel caso della metanalisi pubblicata ora su JAMA Oncology, si evincevano gli sforzi di recupero dopo il drammatico stop subito nei primi mesi del 2020. Ad esempio, per quanto riguarda lo screening mammografico, si era osservato un importante contenimento nella riduzione degli esami erogati: da una riduzione del 53,6% del periodo gennaio-maggio 2020 si era passati ad una riduzione del 23,7 nell’ultimo trimestre; analogamento, per lo screening cervicale, si è osservato un miglioramento nel corso del 2020 (dal -55,3% dei primi 5 mesi al -28,9 degli ultimi 3 mesi).

Gli screening oncologici consentono di salvare vite, in quanto sono associati alla diagnosi precoce, con aumento delle chance di guarigione e riduzione della mortalità. Sicuramente l’impatto negativo sugli screening rappresenta uno dei tanti lati negativi della pandemia, ma la comunità scientifica si è subito attivata per sottolineare la necessità del ripristino dei percorsi oncologici, inclusa l’esecuzione degli screening.