Miscellanea
Lunedì, 09 Marzo 2020

COVID-19: cosa insegnano i numeri

A cura di Fabio Puglisi

Epidemia da nuovo coronavirus. Cosa puo imparare l'Italia dall'esperienza cinese? Analizziamo alcune delle osservazioni, apparentemente sorprendenti, riportate in un rapporto pubblicato il 28 febbraio da un team di 12 scienziati cinesi e 13 stranieri che ha visitato cinque città cinesi per studiare lo stato dell'epidemia di COVID-19 e l'efficacia delle misure adottate.

Kupferschmidt K, Cohen J. Can China's COVID-19 strategy work elsewhere?. Science 2020;367(6482):1061–1062. 

Il rapido declino dei casi di infezione da nuovo coronavirus (Covid-19) in Cina è reale, conclude una missione di esperti, ma ha avuto un costo elevato.

Gli ospedali cinesi traboccanti di pazienti COVID-19 poche settimane fa ora hanno letti vuoti. I trial clinici con farmaci sperimentali non trovano abbastanza pazienti eleggibili. Il numero di nuovi casi segnalati ogni giorno in Cina sta calando precipitosamente.

Queste sono alcune delle osservazioni, apparentemente sorprendenti, riportate in un rapporto pubblicato il 28 febbraio da un team di 12 scienziati cinesi e 13 stranieri che ha visitato cinque città cinesi per studiare lo stato dell'epidemia di COVID-19

Di seguito, commenti e riflessioni a favore e contro la strategia cinese.

A favore:

  • L’approccio audace della Cina per contenere la rapida diffusione di questo nuovo patogeno respiratorio ha cambiato il corso di una epidemia rapidamente crescente e mortale;
  • Centinaia di migliaia di persone in Cina non ha contratto l’infezione da COVID-19 perché è stata messa in atto una risposta aggressiva;
  • Il resto del mondo dovrebbe imparare dalla Cina.

Contro:

  • Il rapporto non è riuscito riconoscere i costi, in termini di diritti umani, delle misure più severe imposte dal governo autoritario della Cina: blocchi massicci e sorveglianza elettronica di milioni di persone;
  • Ci sono molti buoni motivi per cui altri paesi esitano a utilizzare queste misure estreme;
  • Molti si preoccupano di una rinascita della malattia dopo che il Paese riduca le misure di controllo più severe e riavvii la sua economia.

Cosa raccontano i numeri

Il rapporto arriva in un momento critico, quello che molti epidemiologi ora considerano una pandemia nascente. Secondo l'OMS, il numero di Paesi coinvolti sta crescendo rapidamente. In modo allarmante, in molti di questi Paesi, il virus ha iniziato a diffondersi senza tregua nelle comunità. Contestualmente, i casi sono precipitati in Cina.

Il 10 febbraio 2020, il primo giorno della missione, la Cina registrava 2478 nuovi casi.
Due settimane dopo, il numero giornaliero di nuovi casi era sceso a 409, per arrivare a 129 nuovi casi il 3 marzo, quando il resto del mondo riportava 1848 casi). Oggi, 09 marzo 2020, l’Italia conta 7985 positivi (1598 più di ieri) e, in totale, il numero di soggetti che hanno contratto l’infezione sono 9172, di cui 724 guariti e 463 deceduti.

L'epidemia cinese sembra aver raggiunto il picco fine gennaio, secondo il rapporto.

I membri del team hanno viaggiato tra Pechino, Shenzhen, Guangzhou, Chengdu e Wuhan, la città più colpita. Hanno visitato ospedali, laboratori, aziende, mercati di animali, stazioni ferroviarie e uffici governativi locali.

Gli scienziati cinesi hanno prodotto un enorme mole di dati che dà la migliore immagine disponibile della malattia (rapporto sulla missione):

  • circa l'80% degli infetti ha avuto una malattia da lieve a moderata, caratterizzata da febbre e tosse secca;
  • il 13,8% ha riportato sintomi gravi;
  • il 6,1% ha avuto effetti letali caratterizzati da episodi di insufficienza respiratoria, shock settico o insufficienza d'organo;
  • Il tasso di esiti fatali è stato più alto fra le persone di età >80 anni (21,9%) e fra persone con malattie cardiache, diabete o ipertensione;
  • Complessivamente, la letalità è stata del 3,8%;
  • I bambini rappresentavano solo il 2,4% dei casi, e quasi nessuno era gravemente malato;
  • Le persone con malattia lieve e moderata hanno impiegato, in media, 2 settimane per recuperare.

Il rapporto evidenzia come la Cina abbia raggiunto quello che secondo molti esperti di sanità pubblica era impossibile raggiungere: contenere la diffusione del Covid-19,  un virus respiratorio caratterizzato da una ampia capacità di circolazione.

Significativa la considerazione di uno degli esperti del team: "Ovunque e con chiunque si parlasse, c'era un senso di responsabilità e di azione collettiva”

La misura più drammatica e controversa è stato il blocco di Wuhan e delle città vicine in Provincia di Hubei, mettendo dal 23 gennaio almeno 50 milioni di persone (ndr, la popolazione italiana è pari a 60,48 milioni di persone) sotto quarantena obbligatoria.

Le autorità cinesi hanno anche realizzato due ospedali dedicati a Wuhan in circa 1 settimana, inviando operatori sanitari da ogni parte della Cina a Hubei, con uno sforzo senza precedenti per tracciare i contatti dei casi confermati. Solo a Wuhan, sono stati tracciati decine di migliaia di contatti.

Misure particolarmente restrittive di "allontanamento sociale" sono state implementate in tutto il Paese, con l’annullamento di eventi sportivi e chiusura di teatri, scuole e aziende. Chiunque si recasse all'aperto doveva indossare una mascherina.

Le due App per telefoni cellulari, AliPay e WeChat, che negli ultimi anni hanno sostituito i contanti in Cina, si sono rivelate molto utili per applicare le restrizioni, avendo consentito al governo di tenere traccia dei movimenti delle persone e di fermare gli spostamenti di persone con infezione confermata.

Ogni persona è stata identificata attraverso una specie di sistema a semaforo: codici colore sugli schermi dei telefoni cellulari, in cui il verde, il giallo o il rosso sono indicativi dello stato di salute di una persona. Come conseguenza di tutte queste misure, la vita pubblica è stata molto ridotta.
E così le misure hanno funzionato. La diffusione del virus è stata confinata in famiglia, chiudendo la catena di trasmissione in un cerchio ristretto.

Tutto questo può essere fatto altrove?
La Cina è unica nelle caratteristiche di un sistema politico che può ottenere l’osservanza di misure estreme. Il Paese ha anche una capacità straordinaria di lavorare intensamente e di realizzare rapidamente progetti su larga scala.

Ma ci si è anche interrogati sulle modalità che hanno consentito di fermare il focolaio, considerate inaccettabili in una società giusta e libera. Lesive dei diritti umani.
Si fa riferimento a Singapore e Hong Kong quali esempi di migliore gestione,
dove è stato applicato un simile grado di rigore e disciplina ma in modo molto meno draconiano.

L’Italia ha una grande opportunità, copiare dalla Cina ma fare meglio. L’Italia, tutti noi, possiamo dimostrare di aver capito la grande importanza di limitare i contatti, di applicare quell’allontanamento sociale che per indole non ci appartiene. Adesso non c’è tempo, dobbiamo obbedire alle leggi inevitabilmente rigide del buon senso (civico) e della ragione, e attendere che la maledetta epidemia da Covid-19 sia soltanto un brutto e lontano ricordo.