Miscellanea
Martedì, 14 Luglio 2020

Sette sfumature nei pensieri dei pazienti oncologici in corso di pandemia

A cura di Fabio Puglisi

Gli effetti della pandemia COVID-19 si sono manifestati a vari livelli, con ripercussioni che hanno riguardato l’ambito sanitario, sociale ed economico. Ciascuno di noi, verosimilmente, ha reagito in modo diverso in funzione di variabili specifiche: residenza in aree geografiche a maggiore o minore numerosità di infezioni e/o di decessi, contesto sociale e lavorativo, età, fragilità fisica. Sul piano psicologico, i pazienti oncologici sono stati esposti ad esperienze emotive probabilmente peculiari al loro stato di salute e condizionate dalle diverse situazioni che riguardano loro specifica condizione.

Garutti M, Cortiula F, Puglisi F. Seven Shades of Black Thoughts: COVID-19 and Its Psychological Consequences on Cancer Patients. Front. Oncol., 10 July 2020 https://doi.org/10.3389/fonc.2020.01357

I potenziali effetti della malattia COVID-19 oltre che fisici possono essere anche di natura psicologica, e i malati di cancro sono particolarmente esposti a questa minaccia emotiva. Attraverso un’analisi basata sulle preoccupazioni riportate dai pazienti durante le interazioni cliniche quotidiane sia in regime ambulatoriale che in area di degenza, gli autori di questo viewpoint hanno cercato di riassumere in sette punti (sette sfumature) le conseguenze psicologiche generate dalla pandemia e dal conseguente stato di emergenza sanitaria: sovraccarico logistico, solitudine, paura, pensieri ossimorici, impotenza, frustrazione e assedio emotivo.
Nel descrivere queste minacce psicologiche, sono stati formulati spunti di riflessione e proposti alcuni suggerimenti pratici per la loro gestione, a beneficio di pazienti, caregiver e clinici.

Le sette sfumature dei cattivi pensieri

  1. Sovraccarico logistico: A causa delle politiche per la prevenzione delle infezioni, è stato vietato l'ingresso in ospedale di parenti, amici e caregiver. I pazienti, spesso, si sono trovati da soli agli appuntamenti con i medici. La mancanza di supporto sociale e la necessità di assumersi la piena responsabilità possono tradursi in un sovraccarico di informazioni per i pazienti, generando dubbi, paralisi decisionale e scarsa compliance.
  2. Solitudine: Per limitare la diffusione del virus, la vicinanza sociale e il contatto fisico, incluso quello con i medici, sono stati vietati. Inoltre, il requisito di indossare la mascherina ha cancellato istantaneamente un connettore umano fondamentale: il sorriso. Queste barriere comunicative hanno messo a rischio il canale empatico tra personale sanitario e paziente. Un profondo senso di solitudine è l’inevitabile conseguenza. La solitudine può estendersi al di fuori dell'ospedale: dopo il ritorno a casa, i pazienti hanno dovuto affrontare l'isolamento e le stesse misure preventive già osservate in ambito ospedaliero. La solitudine per un malato di cancro sembra non finire mai. In effetti, la fine della vita può essere pervasa da sentimenti di esclusione: un paziente malato terminale con COVID-19 deve essere isolato, quindi le carezze possono essere date solo con i guanti. La solitudine può compromettere profondamente la qualità della vita e può anche innescare l'insorgenza di sintomi.
  3. Paura: La paura può aumentare rapidamente a causa del continuo e ridondante richiamo all'epidemia di SARS-CoV-2 da parte dei mass media. Poiché i malati di cancro possono essere soggetti a gravi conseguenze da COVID-19, le loro paure potrebbero essere refrattarie alla rassicurazione. I pazienti possono anche temere che i medici siano distratti dall'emergenza, portandoli a fornire cure per il cancro non ottimali. Inoltre, i malati di cancro potrebbero essere preoccupati di essere una fonte di contagio per coloro che si prendono cura di loro.
  4. Pensieri ossimorici: I pazienti possono avere pensieri contrastanti, situazione che si genera quando un'idea e il suo contrario sono entrambi presenti nella stessa istanza. Questo fenomeno può minare le certezze dei pazienti. Ad esempio, gli ospedali rappresentano il luogo in cui si ricevono le cure mediche ma, al contempo, possono essere visti come luoghi dove è alto il rischio di contrarre l’infezione. Inoltre, i trattamenti per il cancro possono essere percepiti sia come speranza per combattere il cancro sia come minaccia per il sistema immunitario che dovrebbe proteggere dall’infezione. Anche i parenti e gli operatori sanitari possono avere pensieri ossimorici: la sensazione di sentirsi utile supporto per il malato ma, allo stesso tempo, avvertire la preoccupazione di mettere a rischio il malato qualora fossero portatori di virus.
  5. Impotenza: La sensazione di impotenza può essere particolarmente devastante. Inoltre, l'impotenza può creare un conflitto tra aspettative e realtà, indebolendo la fiducia del paziente nei confronti dei medici e peggiorando il senso di solitudine.
  6. Frustrazione: Molti malati di cancro sanno che la loro vita è a rischio. Questa consapevolezza può spingerli a cercare gratificazione nel presente piuttosto che nel futuro. Sfortunatamente, le misure di quarantena e il lockdown messi in atto per limitare la diffusione del virus hanno precluso molti momenti di piacere. Il desiderio di gioia si è scontrato con avvisi del tipo "chiusura a causa della pandemia".
  7. Assedio emotivo: Le cattive notizie sono arrivate da due aree distinte: oncologia e pandemia. Quando si accumulano più circostanze avverse, aumenta la percezione di combattere una battaglia impossibile da vincere. Questa percezione può innescare una gamma complessa e dinamica di emozioni come rabbia, tristezza e depressione.

In questo viewpoint sono state descritte sette sfumature inerenti alle conseguenze psicologiche generate dalla pandemia COVID-19 nei pazienti oncologici: sovraccarico logistico, solitudine, paura, pensieri ossimorici, impotenza, frustrazione e assedio emotivo.

Non esistono soluzioni uniche per la gestione di tali forme di assedio emotivo. Tuttavia, possono essere proposte delle strategie di comportamento che aiutino ad affrontare la doppia sfida alla quale si è stati esposti, facendone tesoro per il futuro:

  • I medici e gli operatori sanitari - le uniche relazioni umane per alcuni malati di cancro in periodi di quarantena - dovrebbero intensificare e in qualche modo compensare il supporto psicologico che normalmente fornisce un familiare o un caregiver.
    Da un punto di vista pragmatico, ciò potrebbe essere realizzato dedicando più tempo durante le visite a spiegare le scelte e a parlare dei sentimenti dei pazienti. Soprattutto dopo una prima visita oncologica, i pazienti hanno bisogno di tempo per elaborare le informazioni ricevute e formulare domande. Pertanto, può essere utile un follow-up programmato con il medico tramite telefono o videochiamata. Questo è il momento giusto per portare la comunicazione al livello successivo, per alleviare i pazienti dai pensieri negativi e per incoraggiare l’aderenza al trattamento.
  • Il supporto di uno psico-oncologo è fondamentale per aiutare i medici a riconoscere le emozioni e i meccanismi psicologici dei pazienti, e quindi essere in grado di confortare loro con le parole giuste. Investire più tempo a parlare con i pazienti può sembrare contro-intuitivo durante un periodo di crisi, quando le risorse sono già limitate, ma si sa, il tempo ben speso è tempo guadagnato: ad esempio, gli eventi avversi sono meno frequenti se i pazienti sono più informati sulla gestione del trattamento e dei potenziali effetti collaterali. Si ridurrebbero così le modifiche nella dose dei farmaci o gli accessi in ospedale non programmati.
  • Dare ai pazienti oncologici un piano di cura il più dettagliato possibile, insieme a materiale informativo supplementare, è fondamentale per compensare l'assenza del supporto logistico dei caregiver e per aiutare i pazienti a ricordare tutte le informazioni ricevute durante la prima visita. Fornire informazioni di contatto (ad es. indirizzo e-mail o numero di telefono) del medico o del team di riferimento consente di ridurre l'ansia.
  • Durante una pandemia, gli accessi in ospedale sono limitati allo stretto necessario (priorità), quindi il follow-up tramite telefonate dovrebbe essere fatto ogni volta che è possibile. Allo stesso tempo, preservare il contatto visivo attraverso videochiamate può consentire di evitare la gestione impersonale del paziente e aiutare i medici nella valutazione di eventuali segni clinici.
  • La solitudine nel fine vita richiede una considerazione speciale. Ogni sforzo dovrebbe essere fatto per facilitare la comunicazione tra i pazienti e i loro cari (ad esempio, attraverso la fornitura di smartphone o tablet e fornendo assistenza per effettuare videochiamate). È anche importante fornire supporto psicologico ai parenti, al fine di alleviare il potenziale senso di colpa per non essere presenti.