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Oncologi, ricordate l’attività fisica, per voi e per i pazienti!

Una survey internazionale ci ricorda l’importanza dell’attività fisica per i pazienti in follow-up dopo una diagnosi di tumore. E’ importante la preparazione su questo argomento, e non bisogna trascurare tale aspetto, per noi stessi e per i pazienti!

Hardcastle SJ, Kane R, Chivers P, Hince D, Dean A, Higgs D, Cohen PA. Knowledge, attitudes, and practice of oncologists and oncology health care providers in promoting physical activity to cancer survivors: an international survey. Support Care Cancer. 2018 May 8. doi: 10.1007/s00520-018-4230-1. [Epub ahead of print] PubMed PMID: 29740694.

E’ dimostrato che l’attività fisica regolare aiuta a ridurre il rischio di recidiva nei pazienti in follow-up dopo una diagnosi di tumore. Inoltre, l’attività fisica riduce il rischio di patologie cardiovascolari, e si associa a una migliore sopravvivenza.

L’American Cancer Society raccomanda un’attività fisica pari ad almeno 150 minuti di attività moderata per settimana. Purtroppo, la letteratura esistente evidenzia che meno del 30% dei pazienti oncologici che potrebbero rispettare tali raccomandazioni lo fanno.

Gli autori dell’articolo pubblicato su Supportive Care in Cancer sottolineano che tale mancanza nell’aderenza alle raccomandazioni potrebbe essere dovuta, almeno in parte, non a cattiva volontà da parte dei pazienti, quanto piuttosto a incompleta informazione da parte dei loro oncologi.

L’articolo descrive i risultati di una survey proposta ai membri di varie società scientifiche oncologiche, allo scopo di valutare la conoscenza, le attitudini e il comportamento degli oncologi rispetto all’attività fisica nei pazienti sopravviventi alla diagnosi di cancro.

In particolare, la survey ha anche valutato l’associazione tra il comportamento personale degli oncologi stessi (in tema di attività fisica) e l’efficacia della promozione di tale attività nei pazienti.

 

La survey è basata sulle risposte fornite da 123 professionisti sanitari di ambito oncologico. 39 erano membri ASCO, e i rimanenti erano membri di altre società scientifiche.

Circa la metà (51.3%) erano donne, e nel 61% avevano un’età compresa tra 36 e 55 anni. La maggior parte dei rispondenti erano oncologi medici (56.8%) oppure chirurghi oncologi (30.5%), con una minoranza di radioterapisti (4.2%) e infermieri di area oncologica (6-8%).

Gli autori non sono in grado di quantificare il denominatore complessivo dei soggetti invitati a completare la survey, in quanto l’invito è stato diffuso direttamente dalle singole società scientifiche ai rispettivi indirizzari: peraltro, considerato che tra le società scientifiche c’erano anche ASCO e ESMO è facilmente stimabile che la percentuale di rispondenti sia stata molto bassa.

Praticamente tutti i partecipanti sono d’accordo sul principio che l’attività fisica può essere di beneficio ai pazienti, migliorandone la qualità di vita, riducendo la fatigue (82%) e riducendo il rischio di patologie cardiovascolari (70%).

L’80% dei partecipanti dichiara di sentirsi confidente nel raccomandare l’attività fisica ai pazienti, il 69.9% dichiara di riconoscere tale raccomandazione come parte del proprio compito, il 66% dichiara di essere intenzionato a promuovere l’attività fisica durante la visita. Peraltro, solo meno della metà (46%) dei rispondenti ha dichiarato di aver promosso regolarmente l’attività fisica con i pazienti nel corso dei precedenti 3 mesi. In particolare, solamente il 20% ha dichiarato di specificare tale raccomandazione per iscritto nella lettera.

Solo un quarto circa (26%) dei rispondenti ha dichiarato di rispettare personalmente le raccomandazioni relative all’attività fisica.

Quando si chiedeva ai rispondenti di esplicitare la tipologia di attività fisica che andrebbe raccomandata (in termini di frequenza e durata), solo il 37% dei rispondenti ha fornito una risposta in linea con le effettive raccomandazioni esistenti.

Quando è stato chiesto di esplicitare le motivazioni della mancata raccomandazione, molti rispondenti riferivano la mancanza di tempo (34%), oppure la mancanza di specialisti a cui poter riferire i pazienti (25%), oppure lo scarso interesse da parte dei pazienti (22%). Altre motivazioni elencate da alcuni rispondenti erano la mancanza di programmi organizzati di attività fisica, la mancanza di formazione sull’argomento, la mancanza di materiale educativo da poter distribuire ai pazienti. Solo il 15.5% dei rispondenti che hanno elencato una o più barriere all’applicazione delle raccomandazioni riferiscono di essere confidenti nel poter promuovere l’attività fisica.

I risultati della survey pubblicata su Supportive Care in Cancer suggeriscono che l’importanza dell’attività fisica venga sottovalutata dagli oncologi, in primis nel comportamento personale e anche nella convinzione con la quale tale attività viene raccomandata ai pazienti.

Da vari anni, l’American Cancer Society raccomanda a tutti gli adulti di effettuare almeno 150 minuti di attività fisica a intensità moderata, oppure 75 minuti di attività a intensità vigorosa alla settimana, in aggiunta alla propria attività quotidiana.

In particolare, per ridurre il comportamento sedentario, l’American Cancer Society suggerisce di:

1. Limitare il tempo trascorso a guardare la TV
2. Utilizzare una cyclette o tapis roulant quando si guarda la TV.
3. Utilizzare le scale piuttosto che un ascensore.
4. Quando possibile, raggiungere a piedi o in bicicletta la propria destinazione.
5. Fare esercizio a pranzo con i colleghi, parenti o amici.
6. Prendere una pausa al lavoro per fare esercizio o una breve passeggiata.
7. Spostarsi e comunicare di persona con i colleghi invece di inviare una e-mail.
8. Andare a ballare con il coniuge o con gli amici.
9. Pianificare vacanze attive
10. Portare con sé un contapassi, e aumentare il numero di passi quotidiani.
11. Unirsi ad una squadra sportiva.

La survey ha un valore assoluto molto limitato, in quanto i rispondenti sono veramente poco rappresentativi del totale degli invitati. Peraltro, l’articolo merita una citazione, in quanto ha il merito di portare alla nostra attenzione un argomento probabilmente sottovalutato.

Non solamente con i farmaci è possibile migliorare l’aspettativa di vita di chi ha avuto un cancro, ma anche invitandolo a rispettare, compatibilmente con le proprie condizioni e con le eventuali patologie concomitanti, alcune importanti norme relative all’alimentazione e agli stili di vita.

  • A cura di
    Massimo Di Maio
  • Pubblicato
    Sabato, 12 Maggio 2018
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