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Terapia di mantenimento con olaparib nel carcinoma ovarico: è standing ovation!

Non si era mai visto prima d’ora. La terapia di mantenimento con olaparib, dopo iniziale beneficio da un regime a base di platino, riduce in modo significativo il rischio di recidiva o morte in pazienti con carcinoma ovarico e mutazione di BRCA1 e/o BRCA2. Risultati presentati a Monaco (ESMO 2018) e pubblicati simultaneamente su New England Journal of Medicine.

Moore K, et al. Maintenance Olaparib in Patients with Newly Diagnosed Advanced Ovarian Cancer. N Engl J Med 2018 [Epub ahead of print]

Lo studio Solo1 ha valutato l’efficacia del mantenimento con olaparib in pazienti con mutazione di BRCA1 e/o BRCA2 e diagnosi di carcinoma sieroso ad alto grado o endometrioide dell’ovaio in stadio FIGO III-IV, di carcinoma del peritoneo o delle tube di Fallopio, in risposta completa o parziale dopo terapia a base platino.

Disegno dello studio: internazionale, randomizzato (2:1), in doppio cieco, di fase 3.

Bracci di trattamento: olaparib 300 mg 2 volte die per os verso placebo. In assenza di progressione documentata, le pazienti interrompevano il trattamento dopo 2 anni sebbene alle pazienti in risposta parziale fosse permesso di continuare a ricevere il trattamento mantenendo il cieco. All’uscita dallo studio, le pazienti potevano ricevere qualsiasi trattamento, a discrezione del medico sperimentatore.

Endpoint primario: progression-free survival, definita come il tempo dalla randomizzazione all’evidenza radiologica di progressione (in base ai criteri RECIST modificati, versione 1.1) o alla
morte per qualsiasi causa.

Su un totale di 391 pazienti che hanno partecipato allo studio, 260 sono state assegnate a ricevere olaparib e 131 a ricevere placebo. In totale, 388 hanno avuto una conferma centralizzata di mutazione BRCA1/2 germinale. In 2 pazienti, la mutazione era somatica.

La popolazione era così caratterizzata con piccole differenze nei due bracci dello studio:

  • carcinoma ovarico: 85% (olaparib), 86% (placebo)
  • istotipo sieroso: 95% (olaparib), 99% (placebo)
  • stadio III: 85% (olaparib), 80% (placebo)
  • risposta completa dopo terapia a base di platino: 82% nei due bracci
  • risposta parziale dopo terapia a base di platino: 18% nei due bracci
  • mutazione di BRCA 1: 73% (olaparib), 69% (placebo)
  • mutazione di BRCA 1: 25% (olaparib), 31% (placebo)
  • mutazione di BRCA 1 e BRCA 2: 1% (olaparib), 0% (placebo)

Ad un follow-up mediano di 41 mesi, è stata osservata una riduzione proporzionale del rischio di progressione o morte pari a 70% nel braccio con olaparib rispetto al braccio con placebo
(PFS a 3 anni: 60% vs. 27%; hazard ratio 0.30; 95% IC 0.23-0.41; P<0.001).

Il tempo mediano alla somministrazione di una nuova terapia o alla morte è stato di 51.8 mesi nel braccio conolaparib e di 15.1 mesi nel braccio placebo (hazard ratio 0.30; 95% IC 0.22-0.40).

La durata mediana del trattamento è stata di 24.6 mesi con olaparib (compatibile con l’interruzione prevista dopo 2 anni) e di 13.9 mesi con placebo.

Effetti collaterali:

  • L'anemia è stato l’evento avverso grave più comune (7% delle pazienti con olaparib, nessun caso fra le pazienti assegnate al braccio placebo).
  • Nausea e anemia sono stati gli effetti collaterali che hanno portato più frequentemente a un’interruzione del trattamento.
  • Una leucemia mieloide acuta si è verificata in 3 su 260 pazienti (1%) trattate con olaparib e in nessuna delle 130 pazienti del gruppo placebo. Tutti e tre i casi di leucemia sono occorsi dopo più di 30 giorni dopo la fine del trattamento con olaparib.

In nessuno dei due gruppi di trattamento (olaparib o placebo) sono state osservate variazioni significative in termini di health-related quality of life.

In pazienti con diagnosi di carcinoma ovarico in stadio III-IV e presenza di mutazione BRCA1/2, la terapia con olaparib di mantenimento (dopo risposta completa o parziale ad un trattamento a base di platino) riduce del 70% il rischio di progressione o morte.

Risultati che fanno intravedere la possibilità di guarigione dopo terapia di prima linea, osservando che più della metà delle pazienti trattate con olaparib sono libere da progressione a 4 anni, traguardo raggiunto soltanto dall’11% delle pazienti assegnate al braccio con placebo.

Va da sé che, in tali contesti clinici, il test per BRCA diviene irrinunciabile, possibilmente già alla diagnosi di malattia e anche negli stadi precoci.

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