Patologia mammaria
Martedì, 29 Novembre 2016

Osteoporosi e carcinoma mammario: la posizione dell'EMAS.

A cura di Fabio Puglisi

Trattamento del carcinoma mammario e salute ossea. Qual è la posizione dell'EMAS (European Menopause and Andropause Society)?

Trémollieres FA, et al. Osteoporosis management in patients with breast cancer: EMAS position statement. Maturitas 2017;95:65-71. 

L'EMAS (European Menopause and Andropause Society), basandosi su un'analisi della letteratura scientifica disponibile, pubblica un position paper sulla gestione dell'osteoporosi nelle donne con carcinoma mammario.

 

 

Ogni donna con una diagnosi recente di carcinoma mammario dovrebbe ricevere una valutazione basale del rischio di frattura:

  • analisi dei fattori di rischio clinici
  • densitometria ossea (DEXA)
  • esami ematochimici per la valutazione del metabolismo del calcio, inclusi i livelli di paratormone e di 25-OH vitamina D

Alle donne che assumono inibitori dell'aromatasi, in particolare, dovrebbero essere raccomandati:

  • interventi negli stili di vita
    • controllo del peso
    • attività fisica
    • astensione dal fumo
    • limitazione del consumo alcolico
  • interventi farmacologici
    • Una supplementazione di calcio (1000 mg die) è raccomandata se l'apporto con la dieta è insufficiente.
    • Una supplementazione di vitamina D (800–1000 UI die) dovrebbe essere proposta alla maggior parte delle donne con carcinoma mammario.
    • Tutte le donne con un T-score ≤−2 o con due o più fattori di rischio per frattura dovrebbero essere trattate con i bifosfonati.
    • Ad oggi, sebbene il denosumab abbia dimostrato di prevenire la perdita ossea e di estendere il tempo al primo evento frattura nelle donne in postmenopausa trattate con inibitori dell'aromatasi, le linee guida non si sono espresse riguardo al suo utilizzo. E' stata riportato un caveat riguardo alla relazione tra sospensione del denosumab e stimolo proliferativo di cellule tumorali quiescienti (dormant cancer cells).
    • In premenopausa, l'acido zoledronico è l'unico agente ad aver dimostrato di prevenire la perdita ossea conseguente al trattamento con goserelin + tamoxifen/anastrozolo o all'insufficienza ovarica chemio-indotta. 
    • In postmenopausa, i bifosfonati orali o l'acido zoledronico e.v. sono efficaci nel ridurre la perdita ossea indotta da inibitori dell'aromatasi. Tuttavia, va notato che non esistono dati riguardo alla prevenzione delle fratture in tale popolazione di pazienti. 

L'uso dei bifosfonati quali agenti antitumorali dovrebbe essere considerato nelle donne a rischio di recidiva intermedio/alto, specialmente in stato post-menopausale.  I risultati riportati dall'Early Breast Cancer Trialists’ Collaborative Group suggeriscono una riduzione del rischio di recidiva e della mortalità nelle donne in post-menopausa. A tal fine, gli agenti da impiegare sono il clodronato orale giornaliero o l'acido zoledronico e.v. ogni 6 mesi. La durata del trattamento rimane incerta, sebbene sia stato suggerito un periodo di 3–5 anni. Il beneficio atteso da tale intervento dovrebbe essere bilanciato rispetto al rischio di osteonecrosi mandibolare (1.7% nel trial AZURE) e di insufficienza renale acuta. 

Una valutazione attenta del rischio di frattura è raccomandata in tutte le donne in premenopausa e nelle donne in post-menopausa che si accingono ad iniziare un trattamento con inibitori dell'aromatasi. 

Un intervento farmacologico insieme alla supplementazione di vitamina D e a un adeguato apporto di calcio è raccomandato in presenza di un T-score ≤−2 o di ≥ 2 fattori di rischio per frattura. 

Vi è consenso sull'impiego di bifosfonati per la prevenzione della perdita ossea indotta dai trattamenti antitumorali, specialmente nelle donne a rischio di frattura intermedio/alto.  L'uso del denosumab potrebbe essere considerato, sebbene non vi siano specifiche linee guida riguardo a tale agente.  

I bifosfonati e in particolare l'acido zoledronico e.v., possono avere un effetto antitumorale in terminidi di riduzione del rischio di recidive ossee ed extrascheletriche, e di riduzione della mortalità nelle pazienti postmenopausali.

Il trattamento per l'osteoporosi dovrebbe essere continuato almeno fino al termine del programma di terapia adiuvante o anche oltre per le pazienti con rischio di frattura elevato al basale.