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Martedì, 16 Novembre 2021

Vaccinazione anti-COVID-19: efficacia e sicurezza in pazienti oncologici che ricevono chemioterapia, immunoterapia o chemio-immunoterapia

A cura di Fabio Puglisi

I pazienti oncologici hanno un rischio aumentato di complicanze post-infezione da SARS-CoV-2. La vaccinazione per prevenire la malattia COVID-19 è raccomandata in pazienti con tumori solidi che ricevono trattamenti antitumorali.
Lo studio VOICE (Vaccination Against COVID in Cancer) ha valutato l’impatto di immunoterapia, chemioterapia e chemio-immunoterapia su immunogenicità e sicurezza del vaccino mRNA-1273 (Moderna Biotech, Madrid, Spain).

Oosting SF, et al. mRNA-1273 COVID-19 vaccination in patients receiving chemotherapy, immunotherapy, or chemoimmunotherapy for solid tumours: a prospective, multicentre, non-inferiority trial. Lancet Oncol 2021 (Epub ahead of print).

Disegno dello studio: prospettico, multicentrico (3 centri olandesi), di non-inferiorità.

Popolazione: Soggetti di età ≥ 18 anni e con aspettativa di vita > 12 mesi arruolati in 4 coorti:

  • Coorte A (soggetti senza diagnosi di cancro, gruppo di controllo)
  • Coorte B (pazienti oncologici trattati con immunoterapia)
  • Coorte C (pazienti oncologici trattati con chemioterapia)
  • Coorte D (pazienti oncologici trattati con chemio-immunoterapia)

Intervento: tutti i partecipanti hanno ricevuto due somministrazione del vaccino mRNA-1273 alla dose di 100 μg in 0.5 mL per via intramuscolare, a distanza di 28 giorni tra una dose e la successiva. 

Endpoint primario: escludendo i pazienti con valori basali di >10 binding antibody units (BAU)/mL, indicativi di pregressa infezione da SARS-CoV-2, la risposta anticorpale è stata definita tale in presenza di IgG anti proteina spike S1 alla concentrazione di >10 BAU/mL 28 giorni dopo la seconda vaccinazione. Per l’analisi dell’endpoint primario, è stato adottato un disegno di non-inferiorità con un margine del 10%. 

La sicurezza è stata valutata in tutti i pazienti che avevano ricevuto almeno una dose di vaccino, escludendo i pazienti con sieroconversione  (>10 BAU/mL) già presente al basale. 

Tra febbraio e marzo 2021, 791 partecipanti sono stati arruoalti e seguiti per un follow-up mediano di 122 giorni. 

Una risposta anticorpale anti-SARS-CoV-2 è stata riscontrata nei 240 soggetti (100%) della coorte A, in 130/131 (99%) pazienti della coorte B, in 223/229 (97%) pazienti della coorte C e nei 143 (100%) pazienti della coorte D. La risposta anticorpale anti-SARS-CoV-2, in tutte le coorti, è risultata non-inferiore a confronto con la coorte A. 

A 28 giorni dalla seconda vaccinazione, una analisi post-hoc utilizzando un cutoff di 300 BAU/mL per caratterizzare la risposta anticorpale in adeguata (>300 BAU/mL) e subottimale(>10 BAU/mL ma ≤300 BAU/mL) ha evidenziato le seguenti performance:  239/240 (>99%) nella coorte A, 122/131 (93%) nella coorte B, 192/229 (84%) nella coorte C, e in 127/143 (89%) nella coorte D. Pertanto fra i pazienti oncologici, 9 (7%) dei 131 trattati con immunoterapia, 37 (16%) dei 229 trattati con chemioterapia e 16 (11%) dei 143 trattati con chemio-immunoterapia sono stati classificati come responder subottimali o non-responder.

Un’altra analisi post-hoc ha esaminato la risposta delle cellule T spike-specifica, riscontrandone la presenza in 3 (43%) di 7 non-responder (1 nella coorte B e 2 nella coorte C), in 26 (47%) dei 55 responder subottimali (5 nella coorte B, 18 nella coorte C, 3 nella coorte D), e in 105 (70%) dei 149 responder adeguati (25 nella coorte A, 24 nella coorte B, 32 nella coorte C, 24 nella coorte D).

Non sono emersi nuovi segnali in termini di sicurezza. In particolare, effetti collaterali di grado ≥ 3 sono stati riscontrati soltanto in 3/137 (2%) pazienti della coorte B, in 6/244 (2%) pazienti della coorte C, in 1/163 (1%) pazienti della coorte D, e in nessun soggetto della coorte A. Soltanto 4 eventi (2 di febbre, 1 di diarrea, 1 di neutropenia febbrile) sono stati giudicati potenzialmente associati alla vaccinazione. Non sono state osservate morti legate alla vaccinazione.  

La vaccinazione con il vaccino mRNA-1273 COVID-19 è efficace e sicura in pazienti con tumori solidi che ricevono un trattamento antitumorale sistemico (chemioterapia, immunoterapia o la combinazione di chemioterapia e immunoterapia). 

Tuttavia, a confronto con l’1% osservato nei soggetti normali, nel 7% dei pazienti oncologici trattati con immunoterapia, nel 16% dei pazienti trattati con chemioterapia e nell’11% dei pazienti trattati con chemio-immunoterapia, è stata riscontrata una risposta anticorpale subottimale. 

Va comunque ricordato che attualmente non è stata identificato un valore soglia di concentrazione anticorpale che definisca la protezione  contro COVID-19.

Lo studio ha utilizzato un cutoff della concentrazione di anticorpi leganti SARS-CoV-2 basandosi sulla capacità neutralizzante. Il valore di 300 BAU/mL è stato scelto in modo conservativo per includere oltre il 97% di individui che raggiungono un titolo di anticorpi neutralizzanti ≥ 40 (valore individuato come indicativo di infettività durante l’infezione con la variante D614G SARS-CoV-2).

Fra i pazienti con risposta anticorpale subottimale o assente, quasi la metà ha avuto una risposta a cellule T spike-specifica che si ipotizza possa contribuire alla protezione dal virus. Inoltre, nei pazienti con risposta inadeguata, potrebbe essere indicato proporre una terza dose più ravvicinata. 

Il limite principale dello studio consiste nella impossibilità di ricavare dati per specifici sottogruppi di pazienti (patologie differenti, terapie con differente meccanismo d’azione o timing). Tale limite verrà superato con la raccolta di dati attraverso l’istituzione di uno specifico consorzio.