Miscellanea
Martedì, 29 Agosto 2017

La medicina senza prove (alternativa) uccide

A cura di Fabio Puglisi

Un ritardo o un rifiuto dei trattamenti antitumorali convenzionali, quando causati da un ricorso alla medicina alternativa, possono essere particolarmente pericolosi per i pazienti. Tuttavia, l’evidenza riguardo agli effetti delle cure alternative è limitata, sia per la paucità di dati sia per la riluttanza dei pazienti nel dichiararne l’uso ai propri medici di riferimento.

Uno studio americano analizza il rischio di morte in pazienti che hanno preferito la medicina alternativa alla medicina convenzionale. Ne emerge un quadro tristemente prevedibile.

Johnson SB, et al. Use of Alternative Medicine for Cancer and Its Impact on Survival. J Natl Cancer Inst (2018) 110(1): djx145

Uno studio americano ha analizzato una casistica tratta dal National Cancer Database e composta di pazienti con diagnosi di carcinoma mammario, prostatico, colo-rettale e polmonare tra il 2004 e il 2013. Obiettivo duplice:

  1. Analizzare i fattori associati con il ricorso alle cure alternative;
  2. Confrontare la sopravvivenza dei pazienti in base al trattamento ricevuto (medicina alternativa verso medicina convenzionale).

Con il termine “medicina alternativa” è stato definito qualsiasi trattamento di non provata efficacia somministrato con intento antitumorale, in alternativa alla terapia convenzionale, da personale non medico.
Con il termine “medicina convenzionale” sono state intese le diverse forme di chemioterapia, radioterapia, chirurgia e/o ormonoterapia di provata efficacia.

Criteri di esclusione: pazienti con malattia metastatica alla diagnosi.

Analisi statistica: i fattori clinici e demografici sono stati analizzati mediante il test chi-quadrato e il t-test rispettivamente per variabili categoriche e continue. Il valore indipendente dell’associazione tra diverse variabili e uso di terapie alternative (rispetto all’uso della terapia convenzionale) è stato analizzato mediante regressione logistica multivariata. Il propensity score matching è stato utilizzato per confrontare la sopravvivenza globale tra i due gruppi (medicina convenzionale vs. medicina alternativa; rapporto 2:1).

In totale, sono stati identificati 281 pazienti che hanno preferito la medicina alternativa in luogo della convenzionale.

Caratteristiche dei pazienti nel gruppo di medicina alternativa: prevalenza di sesso femminile, età più giovane, Charlson-Deyo Comorbidity Score più basso, stadio tumorale più avanzato, reddito e grado di istruzione più elevati. In analisi multivariata, le seguenti variabili hanno mantenuto un’associazione indipendente con il ricorso alla medicina alternativa:

  • diagnosi di carcinoma mammario (odds ratio, OR 2.56, 95% IC 1.40-4.68) o polmonare (OR 3.16, 95% IC 1.85-5.40)
  • livello di istruzione più elevato (OR 1.46, 95% IC 1.02-2.08)
  • regioni di residenza, Intermountain West (OR.3.09, 95% IC 1.81-5.29) o del Pacifico
    (OR 3.16, 95% IC 2.10-4.74)
  • stadio II (OR 3.31, 95% IC 2.21-4.95) o III (OR 3.87, 95% IC 2.47-6.07) di malattia
  • Charlson-Deyo Comorbidity Score più basso

Adottando un matching 2:1, 560 pazienti trattati con medicina convenzionale e 280 pazienti trattati con medicina alternativa sono stati confrontati per tipo tumorale, età, stadio clinico, Charlson-Deyo Comorbidity Score, tipo di assicurazione, razza, anno alla diagnosi. Nessuna differenza significativa è stata riscontrata tra i due gruppi per le diverse caratteristiche analizzate (chi-square o t test, tutti i confronti con P > .10). Il follow-up mediano è stato di 66 mesi.

In analisi univariata, l’uso di terapie alternative è risultato associato a una sopravvivenza a 5 anni peggiore (54.7%, 95% IC = 47.5%-61.3% verso 78.3%, 95% IC = 74.2%81.8%, log-rank P < .001; hazard ratio [HR] 2.21, 95% IC 1.72-2.83), rimanendo un fattore predittivo indipendente del rischio di morte anche dopo analisi multivariata (HR 2.50, 95% IC 1.88-3.27).

Il ricorso alla medicina alternativa nei diversi tipi tumorali ha determinato un peggioramento della sopravvivenza a 5 anni così diversificato:

  • carcinoma mammario (58.1% vs 86.6%, P < .001; HR 5.68, 95% IC 3.22-10.04)
  • carcinoma polmonare (19.9% vs 41.3%, P < .001; HR 2.17, 95% IC 1.42-3.32)
  • carcinoma colorettale (32.7% vs 79.4%, P < .001; HR 4.57, 95% IC 1.66-12.61)

L’associazione con una peggiore sopravvivenza a 5 anni non è risultata statisticamente significativa per i pazienti con carcinoma prostatico (86.2% vs 91.5%, P = .36; HR = 1.68, 95% IC 0.68-4.17).

I pazienti che fanno uso di cure alternative al posto dei trattamenti antitumorali convenzionali presentano a un rischio di morte due volte e mezzo più alto.

Nel caso di donne con diagnosi di carcinoma mammario, il rischio di morte associato all’uso di terapie alternative è più di cinque volte aumentato.

La mancata dimostrazione di un effetto dannoso delle cure alternative in pazienti con carcinoma prostatico è verosimilmente dovuta al breve periodo di follow-up (66 mesi) e alla storia naturale della patologia. In particolare, nello studio, circa il 75% dei pazienti presentava un carcinoma prostatico a rischio intermedio-basso, sottogruppo per il quale esiste un livello 1 di evidenza di un mancato incremento del rischio di morte a 10 anni quando si confronta l’osservazione con il trattamento locale (chirurgia o radioterapia) e l’ormonoterapia.

È importante rilevare che lo studio ha analizzato la terapia alternativa, di efficacia non provata, da non confondere con la medicina complementare o integrativa per la quale sono state fornite alcune prove di efficacia.

Limiti dell’analisi:

  • natura osservazionale dello studio con possibile sottostima dei fenomeni osservati
  • selection bias (tuttavia, essendo i pazienti trattati con cure alternative più frequentemente giovani, meglio istruiti, più ricchi e con minori co-morbidità, il bias di selezione difficilmente può falsare in modo peggiorativo la sopravvivenza in tale sottogruppo)
  • mancata informazione riguardo alle cure alternative utilizzate (in realtà, questo non dovrebbe costituire un vero e proprio limite dal momento che non esiste alcuna prova di beneficio dalle cure alternative)

In conclusione, questo studio fornisce le prove che una medicina senza prove (alternativa) non ha alcuna dignità per essere definita medicina.
Dobbiamo comunicarlo a gran voce: la medicina alternativa non fa sconti e uccide.