Miscellanea
Martedì, 01 Marzo 2016

Lavorare troppo fa venire il cancro?

A cura di Fabio Puglisi

Il lavoro non ha mai ammazzato nessuno, ma perché rischiare?

La frase, attribuita al celebre ventriloquo americano di origini svedesi, Edgar Bergen, sembra calzare a pennello per introdurre uno studio sul rischio di sviluppare un tumore in funzione delle ore lavorative settimanali. 

Heikkila K, et. Long working hours and cancer risk: a multi-cohort study. Br J Cancer 2016; [Epub ahead of print]

 

Studi epidemiologici suggeriscono che un sovraccarico di ore lavorative può avere effetti nocivi sullo stato di salute. In particolare, è stata documentata una maggiore incidenza di cardiopatia coronarica, ictus, parti pre-termine e, per le occupazioni manuali, di diabete di II tipo. Inoltre, vi è evidenza di associazione con ansia, depressione, disturbi del sonno e incidenti nell'ambiente lavorativo.
La relazione tra overload lavorativo e cancro è meno chiara.

Per rispondere al quesito sull'associazione tra ore lavorative/settimana e rischio di tumore (totale e suddiviso per patologia colorettale, polmonare, prostatica e mammaria) sono stati analizzati i dati individuali di 116.000  partecipanti a 12 studi prospettici di coorte condotti in 6 diversi Paesi europei (Finlandia, Danimarca, Svezia, Olanda, Germania, Regno Unito). 

Le ore lavorative per settimana, distinte per lavoro principale e mansioni secondarie, sono state accertate mediante questionari. Gli eventi (diagnosi di tumore) sono stati identificati attraverso i registri tumori nazionali, i registri di ospedalizzazione e di morte.  L'analisi è stata corretta per i potenziali fattori confondenti (età, sesso, posizione socioeconomica, cambiamenti lavorativi, ore di lavoro notturno) e per i potenziali fattori di rischio (fumo, alcol, BMI).

Analisi statistica: le lore di lavoro settimanali sono state analizzate come variabile categorica 

  • <35 ore,
  • 35–40 ore (categoria di riferimento: monte ore standard per la maggior parte dei Paesi europei) 
  • 41–48 ore (limite superiore secondo le direttive dell'Unione Europea)
  • 49–54 ore
  • ≥55 ore

I cancri incidenti (outcome) sono stati analizzati come eventi binari. I risultati dei singoli studi sono stati combinati in una metanalisi. 

Ad un follow-up mediano di 10.8 anni, 4371 partecipanti hanno sviluppato un cancro.

Eventi divisi per patologia

  • carcinoma colorettale (N = 393)
  • carcinoma polmonare (N = 247)
  • carcinoma mammario (N = 833)
  • carcinoma prostatico (N = 534)

Non è stata evidenziata una chiara associazione tra ore di lavoro e rischio oncologico globale.

Parimenti, nessuna associazione è stata dimostrata tra ore di lavoro e rischio di carcinoma colorettale, polmonare o prostatico. Viceversa, una attività lavorativa di ≥55 ore/settimana è risultata associata a un incremento del rischio di carcinoma mammario pari a 1.6 volte (95% IC 1.12–2.29), indipendentemente da età, posizione socioeconomica, cambiamenti di lavoro, orario notturno e stili di vita. Tuttavia, tale osservazione può essere influenza da un confondimento residuo legato alla parità. 

Che un eccesso di attività lavorativa fosse associato ad effetti nocivi sulla salute lo si sapeva. Soprattutto in termini di coronaropatie, ictus, diabete e alterazioni del tono dell'umore.

Viceversa, l'analisi combinata di più studi di coorte non ha dimostrato alcuna associazione tra numero di ore settimanali di lavoro e rischio globale di sviluppare un tumore (includendo le principali neoplasie per incidenza: colon retto, mammella, prostata, polmone).

Un'associazione significativa è stata osservata tra numero di ore lavorative/settimana ≥55 e rischio per tumore mammario. Tale osservazione deve essere interpretata con cautela. Infatti, sebbene i risultati siano stati corretti per i principali fattori di confondimento, non è stato tenuto conto della parità. Non sfuggirà all'attenzione dei nostri follower che le donne pluripare sono più protette dal rischio di carcinoma mammario e, al contempo, sono le stesse che tendono a privilegiare rapporti di lavoro meno impegnativi per dedicarsi alla cura dei propri figli. Inoltre, si può verificare che le donne con attività lavorative intense abbiano meno figli riconoscendo le potenziali difficoltà di dedizione alla famiglia.