Miscellanea
Martedì, 27 Settembre 2022

Numeri che parlano chiaro: sempre più guarigioni dopo una diagnosi di cancro

A cura di Fabio Puglisi

L’aspettativa di vita dei pazienti oncologici è significativamente migliorata nel tempo. Sorge quindi spontaneo interrogarsi riguardo alla probabilità di guarigione nelle diverse situazioni cliniche, in funzione della sede tumorale, dello stadio di malattia, dell’età del paziente e dell’anno di diagnosi. Allo scopo, uno studio di popolazione ha utilizzato la casistica del database SEER (Surveillance, Epidemiology, and End Results) tra il 1975 e il 2018, analizzando i dati relativi a 46 diverse sedi tumorali. 

Xia C, et al. Measuring Population-Level Cure Patterns for Cancer Patients in the United States. Int J Cancer 2022( Epub ahead of print)

I pazienti che ricevono una diagnosi di cancro hanno un rischio di morte elevato rispetto alla popolazione generale, con un tasso di sopravvivenza a 5 anni stimato intorno al 67% nell’arco temporale dal 2010 al 2018.  I tassi di sopravvivenza per la maggior parte dei tumori sono migliorati ad un passo rimarchevole nelle ultime quattro decadi, e qualche paziente potrebbe essere guarito dalla malattia. 

I pazienti che rimangono in remissione completa per 5 o più anni sono talvolta considerati clinicamente guariti; tuttavia, stabilire la guarigione clinica da un tumore con assoluta certezza su base individuale è attualmente impossibile. Viceversa, a livello di popolazione, il concetto di guarigione è misurabile in coorti di pazienti. A differenza della guarigione clinica, che si focalizza sulla presenza di malattia, la guarigione a livello di popolazione utilizza l’eccesso di mortalità come indicatore. Quando la mortalità per tutte le cause di una coorte di pazienti con tumore raggiunge il livello della popolazione generale in un particolare momento del follow-up, la coorte di pazienti ancora vivi è considerata guarita a livello di popolazione. Questo si verifica quando l’eccesso di mortalità diventa trascurabile o la sopravvivenza condizionata è vicina al 100%. 

Per i tumori caratterizzati da lunga sopravvivenza, i modelli di guarigione possono essere uno strumento adeguato per definire la sopravvivenza e per studiare le disparità di prognosi fra le diverse popolazioni in base a specifiche caratteristiche. 

Lo studio ha analizzato i registri del programma SEER. Le diagnosi di tumore sono state classificate in 46 sedi tumorali in accordo alla terza edizione della International Classification of Diseases for Oncology, e divise per stadio alla diagnosi (localizzato, a diffusione regionale, con metastasi a distanza). Per la patologia prostatica, si è utilizzata una categoria assemblata relativamente allo “stadio localizzato/regionale”. Per l’oncoematologia (leucemie, mieloma multiplo), la categoria utilizzata è stata quella della malattia a distanza. 

Misura di outcome primaria: frazione di guarigione. 

Altre misure valutate: probabilità di guarigione a 5 anni, tempo alla guarigione, sopravvivenza mediana dei casi non guariti.  

Tutte le misure sono state calcolate utilizzando modelli parametrici flessibili, in accordo ai 46 siti tumorali analizzati, alle 3 categorie di stadio, all’età individuale e all’anno della diagnosi. 

Definizioni

  • Frazione di cura: la proporzione di pazienti oncologici senza eccesso di mortalità attesa rispetto alla popolazione generale; 
  • Probabilità di guarigione a 5 anni: la probabilità di essere guariti a 5 anni dalla diagnosi di tumore;
  • Tempo alla guarigione: il tempo minimo per raggiungere una probabilità >95% di essere guariti;
  • Sopravvivenza mediana dei non guariti: intervallo tempo ad evento (dalla diagnosi alla morte) fra i pazienti non definibili guariti;
  • Sopravvivenza condizionata: si tratta di uno strumento predittivo dell’outcome. Ad esempio, la sopravvivenza (globale o causa-specifica) condizionata può essere calcolata per covariate incluse in modelli di regressione multivariata. La sopravvivenza condizionata è la proporzione di pazienti sopravviventi, per esempio per ulteriori 5 anni, in accordo alla seguente equazione: S(× +5)/S(×) dove S(t) è la sopravvivenza (globale o causa-specifica) al tempo t. 

Fra gli oltre 5 milioni di pazienti inizialmente identificati, più di 4 milioni sono stati inclusi nell’analisi principale. 

Nel 2018, le frazioni di guarigione sono andate dal 2.7% del carcinoma epatico metastatico al 100% del carcinoma prostatico in stadio localizzato/regionale. 

I tumori in stadio localizzato hanno avuto la più alta frazione di guarigione, seguiti dai tumori con estensione regionale e dai tumori con metastasi a distanza.  Con l’eccezione dei tumori mammari localizzati, i pazienti più anziani hanno avuto i tassi di guarigione più bassi. 

In 38 combinazioni di sedi tumorali e stadio (31.2%) è stata ottenuta una frazione di guarigione del 95% entro 5 anni. Una frazione di guarigione < 10% è emersa per 12 combinazioni (9.6%).

Le frazioni di guarigione alla mediana dell’età per lo più sono diminuite all’avanzare dello stadio, specie per i tumori della prostata, della mammella e della cervice uterina con una differenza assoluta dell’85%, 79.3% e del 78.4%, rispettivamente tra malattia localizzata e a distanza.  

La sopravvivenza mediana dei casi non guariti è andata da 0.3  anni per i carcinomi del fegato con localizzazioni a distanza ai 10.9  anni per il carcinoma della vescica localizzato. 

Un valore > 5 anni è stato osservato per 15/125 combinazioni (12%), tra cui 11 tumori localizzati, 3 a diffusione regionale e 1 con metastasi a distanza. 

Per contro, in 69/125 combinazioni (55.2%) è stata osservata una sopravvivenza <2 anni, includendo 9 forme tumorali localizzate, 22 a diffusione regionale, e 38 con metastasi a distanza. 

Il tempo alla guarigione è risultato <10 anni per 85/125 combinazioni (68.0%), inclusi i casi di carcinoma prostatico localizzato/regionale, 23 tipi tumorali localizzati, 27 tipi tumorali a diffusione regionale e 34 tipi tumorali con estensione a distanza.  

Il tempo alla guarigione è stato definito pari a 0 (zero) per il linfoma di Hodgkin localizzato/regionale, il carcinoma del testicolo, il tumore della tiroide, il carcinoma prostatico, il carcinoma localizzato della mammella e il melanoma localizzato. Infatti, la frazione di guarigione alla diagnosi per questi tipi tumorali alle condizioni di stadio descritte è stimata >95%.   

In 25/125 combinazioni (20%) la frazione di guarigione non ha raggiunto il 95% dopo 15 anni dalla diagnosi (mai guariti), come nel caso del carcinoma polmonare localizzato e nel carcinoma mammario con localizzazioni a distanza. 

Un totale di 117 combinazioni di sedi tumorali e stadio (93.6%) ha visto una crescita della frazione di guarigione nel tempo (tra il 1975 e il 2018). La magnitudo dell’incremento della frazione di guarigione ha mostrato differenze fra i vari tipi tumorali, con i maggiori avanzamenti osservati per la leucemia mieloide cronica (da 0.7% nel 1975 al 78.4% nel 2018).

In accordo ai dati riferiti al 2018 e all’analisi dell’arco temporale 1975-2018, una considerevole quota di pazienti oncologici può definirsi guarita a livello di popolazione. I risultati, ricavati dai registri del database SEER, sono relativi a pazienti statunitensi ma sono simili a quanto osservato anche in altri contesti europei e in Italia (Dal Maso L, et al. Ann Oncol 2014; 25(11): 2251-60).

I pattern di guarigione hanno evidenziato differenze tra le diverse sedi tumorali, in funzione dello stadio di malattia e dell’età alla diagnosi. 

L'aumento delle frazioni di guarigione nel tempo, osservato dal 1975 al 2018 in quasi tutti i tumori, riflette gli avanzamenti ottenuti in ambito terapeutico e di diagnosi precoce. 

In generale, i tumori del testicolo, della tiroide e il melanoma presentano i migliori tassi di guarigione, mentre la maglia nera è detenuta dai carcinomi del pancreas e del polmone. 

L’analisi, inoltre, indica che le probabilità di guarigione a 5 anni, a livello di popolazione, sono sostanzialmente <95% nella maggior parte delle combinazioni tra sede tumorale e stadio. Pertanto, una definizione arbitraria di guarigione (quale la disease-free survival a 5 anni) non rappresenta adeguatamente la proporzione di pazienti suscettibili di guarigione.

Per tumori con probabilità di guarigione a 5 anni <95% (cioè con tempo alla guarigione che eccede i 5 anni), un follow-up a lungo termine (anche fino a 10 anni dopo la diagnosi) può trovare indicazione.  

Gli avanzamenti diagnostico-terapeutici non solo contribuiscono ad aumentare la quota di pazienti guariti ma incrementano anche la sopravvivenza mediana dei pazienti non guariti.

Terapie target per il carcinoma mammario e per la leucemia mieloide cronica, quali il trastuzumab e l’imatinib, sono esempi che hanno portato ad un significativo guadagno in sopravvivenza. 

I dati di guarigione a livello di popolazione devono però essere interpretati con cautela specie in patologie dove la guarigione clinica non è documentata.  Guarire un tumore dal punto di vista clinico significa eradicarlo completamente prevenendo ulteriori recidive. 

Sebbene la guarigione clinica sia possibile per alcuni pazienti, è attualmente impossibile prevederla con assoluta certezza su base individuale. Alcuni tumori, come il carcinoma mammario o quello prostatico, possono recidivare anche a distanza di tempo negli anni (terza/quarta decade dalla diagnosi).